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Deliri di un vecchio giovane » 2007» June
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Archive for June, 2007

Volevo fare il ballerino

Saturday, June 30th, 2007

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Tranquilli, il titolo di questo posto non si riferisce ad un mio desiderio (oltre ad essere pachidermico ed aggraziato quanto un ippopotamo, non come quelli di Fantasia della Disney, concorro in legnosità con i tronchi di pini e querce), ma allo spettacolo teatrale che il buon Fiorello porta in giro per l’Italia da più di due anni, e che sono andato a vedere un paio di settimane fa all’Arena della Regina di Cattolica. Mi era già capitata la possibilità di recarmi a vederlo almeno due volte, ma avevo sempre evitato a causa dell’eccessivo costo dei biglietti. Siccome la pleurite mi ha costretto a rivedere alcune mie priorità, questa volta non mi sono fatto scoraggiare dalla spesa di 38 € (era la terza fascia in ordine di prezzo… posso dire che ne avrei spesi anche 52, ma essendo andato con un amico e la sua ragazza, vera e propria “groupie” di Fiorello, mi sono “uniformato” a loro) ed ho così acquistato il biglietto.

Mi ritengo un “fan” di Fiorello, fin dalla prima ora. Sono infatti uno di quelli che seguiva il karaoke, negli ormai lontanissimi 1992 e 1993, tutti i giorni (da qui è infatti nata la mia passione per il “gioco” in questione), e mi comprai pure la musicassetta originale di Spiagge e Lune, l’album che comprendeva perle (sic) come San Martino, versione danzereccia della poesia di Carducci, cover come Si o No (Please Don’t Go), Ricordati di Me (Love Is in the Air), Puoi (Words), oltre a Spiagge ed a quella demenziale canzone in stile Battiato intitolata Mare Nostrum, che molti ai tempi credevano fosse il nuovo singolo del maestro catanese. Ho poi continuato a seguirlo negli anni a venire, anche in quelle trasmissioni come Non Dimenticate lo Spazzolino da Denti o Superboll che non furono esattamente dei successi. Poi vennero Meteore, Stasera Pago Io con le sue tre edizioni, e Viva Radio 2, che purtroppo ho scoperto soltanto nel 2005, al suo quinto anno di vita, ed è una cosa di cui mi dispiaccio, considerando la qualità del programma. Non credo infatti esista trasmissione, nè in radio, nè in TV, in grado di far letteralmente ribaltare dal ridere ad ogni puntata. Certe imitazioni (la lista sarebbe lunghissima) e certi personaggi sono quanto di più divertente si possa ascoltare in radio, merito di un ottimo gruppo di autori, ma anche della capacità interpretativa di Fiorello (molti sketch, nelle mani di qualcun altro, farebbero semplicemente sorridere). Inutile dire che da un paio di anni a questa parte, non me ne perdo una puntata, nè in radio, nè in quelle poche incursioni televisive che si verificano di tanto in tanto (come ad esempio, la scorsa settimana).

Sono quindi andato a vedere lo spettacolo con grandi aspettative, che non sono state per nulla deluse. Ho riso a crepapelle praticamente dall’inizio alla fine, quasi ininterrottamente per tutte e tre le ore (ci sono pochi show teatrali che durano così tanto e sono in grado di intrattenere e far ridere costantemente). Certo, il mio essere critico mi impone di dire che qualche difettuccio lo spettacolo ce l’ha, ma si tratta di inezie, di cose che si trovano solamente a voler cercare l’ago del pagliaio. Volevo Fare il Ballerino è costituito da una serie di sketch che hanno come filo conduttore ciò che viene indicato nel titolo, ossia il desiderio (finto o vero, chi lo sa?) che Fiorello aveva da piccolo, con alcune digressioni relative alla vita dello showman (la nascita della figlia), all’opera (la parte più divertente dello show) e ad un’imitazione, quella di Carla Bruni, il tutto concluso dal classico bis quasi completamente improvvisato che chiude lo spettacolo. Condiscono il tutto una buona scenografia, composta da vidiwall “tematici” e le musiche live della band diretta dal maestro Enrico Cremonesi, che ho sempre considerato un piccolo fenomeno, impressione confermata dalla visione e dall’ascolto dello spettacolo.

Uno dei difetti che vale la pena di segnalare è il duetto “virtuale” con Michael Bublé, che ho trovato completamente fuori contesto. Per carità, Home è una gran bella canzone e viene eseguita molto bene, ma non c’entra assolutamente nulla con tutto il resto. L’altro, ma per questo bisogna tirare una bacchettata agli organizzatori, è quello relativo al fatto che i biglietti costano veramente troppo. Diciamo che quello da 38 € è un compromesso a mio avviso giusto, ma non si può relegare chi ha pagato 56 e 76 migliaia delle vecchie lire, nelle ultime 15/20 file, su un totale di un centinaio o più. Per tutte le altre, i prezzi erano di 52 e 62 €, che non sono esattamente cifre popolari. Chi, come me ed i miei amici, aveva scelto la cosiddetta “terza poltrona” si è praticamente visto lo spettacolo come se fosse al cinema, sugli schermi giganti in cui veniva mostrato ciò che veniva ripreso, come se si trattasse di una normale trasmissione, dalle varie telecamere sparse per l’arena. Certo, mi sono divertito molto, ma è giusto far notare queste pecche che rendono spettacoli simili, purtroppo, cose davvero per pochi. Inutile dire che, se avrò ancora la possibilità di spendere queste cifre, andrò sicuramente a rivedermi Fiorello la prossima volta che passerà da queste parti. :)

Mindbending Love

Wednesday, June 27th, 2007

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Come avevo detto in un post di una manciata di settimane fa, sono da un paio di mesi al lavoro su una nuova sceneggiatura. La scrivo, come sempre, nel tempo libero, ovviamente nei momenti in cui c’è un minimo di ispirazione (che è fondamentale per riuscire a scrivere qualcosa di assennato). Si intitola Mindbending Love, e la parola Love nel titolo, dovrebbe far capire che ha qualcosa a che fare con quell’etereo cocktail di sensazioni impalpabili (un applauso a chi indovina questa citazione :D ), ma a me decisamente sconosciuto, che è l’amore. Non è un thriller, che è sempre stato la base di tutti i miei progetti di scrittura, sia quelli completati, che quelli restati fermi al soggetto (Cat-Rat, nelle intenzioni, aveva venature thriller, horror e di commedia, Memory Loss di thriller ed horror, Love Kills era un altri thriller), ma un film romantico, un perfetto date movie. Inizialmente lo definivo una commedia romantica, ma proseguendo con la scrittura mi sono accorto che non era la dicitura giusta, visto che da sorridere non c’è molto, a parte all’inizio ed a qualche battuta sparsa qua e là. Mindbending Love è quello che in inglese potrebbe essere definito un “romantic drama”, visto che il suo mood non è esattamente positivo, tranne che, come già detto, nella parte iniziale, prima dell’evento motore che spinge uno dei protagonisti a fare qualcosa di particolare.

L’idea nasce, come già capitato altre volte, da un sogno, stranamente abbastanza normale rispetto a quanto mi capita di immaginare nel sonno (non credo di aver mai parlato sul blog del sogno che mi vedeva impegnato in una partita a poker con Craxi, Aldo Moro e Spadolini, o di quello in cui venivo graffiato da un gatto e mi trasformavo in un ratto gigante, e dovevo ammazzare il gatto per tornare normale, che poi è stata la base per Cat-Rat). Nel sogno in questione, mi ritrovavo su un divano con la bellissima Scarlett Johansson, in un salotto, con la luce spenta, davanti alla televisione. Guardavamo lo schermo e, a un certo punto, cominciavamo a ridere entrambi, cosa che ci portava a guardarci negli occhi ed a cominciare a baciarci (purtroppo è stato solo un sogno, mi spiace per me stesso :D ). Ad un certo punto, la ragazza si staccava e decideva di togliersi la maglietta, mostrando quelle meravigliose rotondità di cui l’ha dotata Madre Natura, con il sottoscritto che la andava a baciare lì. Peccato che, nel sogno, nel momento in cui la meravigliosa Scarlett si toglie la maglietta, l’immaginaria telecamera passa dietro la sua schiena, e si allontana man mano dalla scena, senza mostrare nulla (a quanto pare, la no nudity clause che ha nella realtà, funziona anche in campo onirico :D ). Come spesso mi capita quando sogno, nelle ore successive provo a pensare ad una qualche storia che possa funzionare, ed in quel caso è uscito fuori qualcosa di buono (la scena in questione è presente, così come è stata sognata, nella sceneggiatura :D ). Certo, è stato necessario mischiare questa idea con un po’ di Eternal Sunshine of the Spotless Mind e di The Cell, con una spruzzatina di Linea Mortale, ma tutto virato in chiave romantica, ma d’altronde, chi è che ormai non si ispira ad altri quando scrive?

La storia è quella di Steven, un giovane piuttosto “nerdaceo”, che non ha mai combinato nulla con l’altro sesso nel corso della sua vita (il personaggio è chiaramente, dall’aspetto al modo di comportarsi, assolutamente autobiografico, ed in un eventuale film direi che un Adam Brody, il Seth di The O.C., sarebbe la scelta più giusta per interpretarlo), e Carrie, giovane molto bella, un po’ antipatica, ma che ha molte cartucce, da un certo punto di vista, al suo trofeo (e qui, come leggerete sotto nella descrizione, il personaggio è scritto appositamente per Scarlett Johansson). I due vengono portati in un locale dalla rispettiva compagnia di amici, il primo totalmente contro voglia, mentre la seconda per essere presentata ad un altro ragazzo. Lì si conoscono ed inaspettatamente ed in modo totalmente irrealistico (è fiction, va ricordato :D ), si innamorano. Peccato che, dopo qualche tempo, Steven abbia un grave incidente d’auto, che lo fa finire in coma su un letto d’ospedale. Carrie è disperata, ma un dottore/scienziato le propone di entrare all’interno della mente del suo ragazzo, che fisicamente non ha praticamente nulla, attraverso un macchinario da lui inventato, con il quale dovrà andare a rimuovere quello che sta tenendo Steven in coma. Si tratta di un procedimento molto rischioso, ma lei, seppur inizialmente riluttante, accetta per amore, si fa addormentare ed entra nella testa del suo uomo. Purtroppo, però, una volta dentro, si fa prendere dalla tentazione di cambiare altri elementi, in modo da smussare una serie di angoli del carattere di Steven che non apprezzava particolarmente. Ovviamente, non dico cosa succede dopo, tanto ci si arriva da soli. L’unica cosa a cui si potrebbe non arrivare è il finale, assolutamente non positivo, ma estremamente strappalacrime, anche se per motivi molto diversi da quelli che si potrebbero pensare.

Al momento sono all’incirca a metà della storia, il punto più difficile da scrivere, visto che si tratta di immaginare l’interazione di una persona estranea con fatti realmente accaduti (quelli che fanno parte della memoria di Steven e che, guarda caso, sono ispirati a cose che mi sono successe davvero). Il vantaggio di una situazione simile, rispetto a quei film o prodotti cinematografico/letterari che, ad esempio, parlano di viaggi nel tempo, è che il cambiamento avviene solo nella mente del personaggio, non in tutto il resto, e ciò limita eventuali incongruenze o eccessivi voli pindarici (poi, vabbè, lo script in questione non è realistico fin dalle premesse, ma questo era chiaro). Ecco quindi le prime tre pagine, ovviamente in inglese, nelle quali vengono presentati i due protagonisti. Buona lettura. :)

INT. STEVEN’S ROOM - INT. CARRIE’S ROOM
Camera moves horizontally and vertically during the whole title sequence, alternately between the rooms of Steven and Carrie, showing us in close-up or extreme close-up some objects these two people have in their personal environment. We see, in order, a quite big collection of books on a bookcase (Steven), a poster of an actor, Ryan Reynolds (Carrie), an ample collection of DVDs on a couple of shelves (Steven), a few DVDs of romantic movies on a shelf (Carrie), a pair of jeans and a grey shirt on the bed (Steven), a black evening suit that seems quite short in the lower part (Carrie), the model of a racing car on a shelf (Steven), a pair of gold-colored earrings on a chest of drawers next to the bed and near an abat-jour (Carrie), a Baby Sinclair action figure close to other action figures (Steven), a very stylish white-colored Apple notebook on a desk, with a lot of things around it, placed in an extremely disordered way (Carrie). The shots related to the objects fade into each other.

INT. STEVEN’S ROOM
We then show Steven’s desk from a few metres, very ordered and precise. Above there are a keyboard, an optical mouse and an LCD monitor, which is turned on, while under we find his computer’s case and a trash can. There are even some drawers under it, between the computer and the trash can. We then go slowly on a close-up (we see he has a word processing software open in foreground and an Internet browser on the application bar), followed by an extreme close-up of the bottom right part of his monitor.

A Windows Live Messenger warning signal pops-up with its common sound. It’s someone who’s trying to say something to Steven. We can read this message “Chris The Great says: U coming with us tonight?”

INT. CARRIE’S ROOM
We start from a close-up of a next to the computer on the desk. The cellphone beeps, indicating an SMS is just arrived. A message “1 message received” appears on the phone screen.

After a couple of seconds a hand enters the shot. There’s a small ring on the index finger. The hand grabs the phone to read the SMS.

Close-up on the cellphone held in the hand. The button under “Read” is pressed by Carrie (we don’t see her yet) to read the message, which is shown a couple of instants later on the phone screen.

The message reads like this:
“From: Julia. We R going to club Sorum tonight? U wanna come? We want to introduce you to Gary. Brittany told me he’ll be there.”

Extreme close-up, a little blurred of Carrie’s neck and mouth. She has pouty pink lips, a normal neck, and a small glimpse of blond hair.

CARRIE (WHILE WRITING, WITH LOW AND RASPY VOICE)
Yeah! You betcha!

Close-up on the cellphone. She’s composing her reply SMS. We see what she’s writing.

CARRIE (O.S.) (CONT’D)
Pass here at 10 and don’t be late.

Close-up, a little blurred and out of focus, on the upper part of her face. She has greenish eyes.

CARRIE (STILL WRITING) (CONT’D)
I absolutely need to know him.

Close-up on her mouth.

CARRIE (STILL WRITING) (CONT’D)
See you later.

Close-up on the cellphone (we see for a moment she wrote “CU L8r”). She presses the “Send” button to send the message, then when she puts the phone on the desk and goes away, camera zooms out fastly, showing for very few instants she was wearing only bra and panties.

INT. STEVEN’S ROOM
The light in the room is very dim, the monitor is lightened by a very weak lamp on the right side of it.

Close-up on the LCD monitor. The mouse pointer moves onto the application bar, to open the messenger window at the center of the screen. We hear the mouse clicks when he opens the window. “Rest in Pieces” by Saliva is the song played by the computer.

Close-up from the side of the keyboard. We see Steven’s hands typing the answer to his friend’s question.

Extreme close-up of the messenger window on the LCD monitor. He’s writing “No, you know I don’t like these places”.

Close-up of the keyboard, always from the side. He presses Enter.

Close-up of the upper part of his face. He’s waiting for an answer from his friend. Steven wears glasses with no mounting. He has dark eyes and the monitor is reflected on the lenses.

Close-up of the LCD monitor. The answer arrived, with its classic sound.

Close-up of the upper part of his face. We hear the sound of the keys pressed on the keyboard. Steven’s typing his reply.

Extreme close-up of the messenger window on the LCD monitor. Chris The Great answered his previous statement in this way: “This is a new place, it’s not like the others, you’ll have fun, trust me.” Steven is typing “I’d tell you no, but I owe you a favour. I’m coming.”

Close-up of the upper part of his face. He’s looking at the screen waiting for a reply. After a few seconds, the classic sound of the message received is heard.

Close-up of the keyboard, always from the side. Steven’s typing his message.

Extreme close-up of the messenger window on the LCD monitor. Chris The Great’s answer is: “Great! I’m coming to get ya at 10. Then we’ll meet with Johnny and Dom for dinner.” Steven answers “Ok, see you later.

Close-up of the upper part of his face. The monitor is still reflected on the lenses. The sound of the message received is heard.

Close-up of his hand who’s moving the optical mouse the close the window. This is a very quick shot.

Extreme close-up of the messenger window on the LCD monitor. Chris The Great answer is “CU L8r 2”. Steven closes the window.

Camera behind Steven and slowly moving back to a medium shot. He’s sitting in front of his desk. In the very dim light of the room we can only see the outline of his dark and short hair. He’s wearing a T-shirt and a pair of trousers. The wall behind the desk is completely white, with no posters or calendars on it.

Wii have a problem

Saturday, June 23rd, 2007

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Scusate per la scarsità dei post di quest’ultimo periodo, ma la sfortuna di chi lavora in modo molto discontinuo (per fortuna, qualche traduzioncina riesco ancora a farla) è quella di ritrovarsi periodi con molto tempo libero e periodi, come questo, in cui praticamente tutta la giornata, dal mattino dopo essersi svegliati, alla sera fino alle ore beate, risulta impegnata dal lavoro (si tratta, nella fattispecie, della traduzione della guida strategica ufficiale di Pokémon Diamante e Perla, che dovrebbe uscire in contemporanea al gioco per Nintendo DS, alla fine di Luglio). Come sapete, la mia intenzione è quella di cercare di smetterla al più presto con le traduzioni, a causa dell’estremo stress e dell’estrema fatica mentale che mi ritrovo a fare dopo svariate ore di lavoro e che inficia terribilmente la qualità della traduzione, ma questo passa il convento e questo bisogna prendere.

Detto questo, torniamo alla vera ragione di questo post. Non sono mai stato un fan Nintendo, ma all’inizio di Giugno, per tutta una serie di ragioni, ho deciso di acquistare un bel Wii. Come sapete, pur lavorando inutilmente da tempo in questo settore, la voglia di giocare mi è passata ormai da qualche tempo, visto che tendo a rompermi le palle con qualunque videogame, ultimamente anche a Pro Evolution Soccer, dopo pochi minuti di gioco. Bisogna poi anche dire che le uniche console che ho usato frequentemente per giocare, e non solo per lavorare, sono state le due PlayStation, mentre gli altri sistemi di gioco entrati in casa (un Dreamcast ed un Nintendo 64 acquistati solo per lavoro, un GameBoy Color comprato in un momento di follia oltremanica solo per provare il gioco “portatile”, ed una Xbox inspiegabilmente acquistata, visto che non l’ho mai usata… è ancora intonsa…) sono stati sfruttati molto poco. Con presupposti simili, l’acquisto di un Wii sembrerebbe abbastanza un azzardo, ma posso assicurarvi che non lo è.

Prima di acquistarlo, l’avevo provato soltanto una volta, a casa dell’ex-socio del progetto software house, e mi ero divertito tantissimo, giocando in singolo a Wii Sports, come non mi capitava da tempo. Certo, per giorni ho avuto male ai muscoli, cosa che si è ripetuta anche in seguito alle prime partite fatte qui a casa, ma è il prezzo da pagare per un sistema di controllo così rivoluzionario e così divertente. La seconda ragione che mi ha spinto all’acquisto è stata quella “fisica”. Con il Wii sono infatti riuscito a convincere quegli scettici dei miei genitori, che mi danno del ciccione dalla mattina alla sera (sono sovrappeso, però solo di 3 o 4 chili, ma va a farglielo capire), che si può giocare facendo attività fisica. Certo, 30/40 Km in bicicletta sono sempre la cosa migliore, ma nelle giornate di pioggia o soprattutto d’inverno, questa può essere una buona alternativa per muoversi e non ammalarsi, considerando quello che mi è successo all’inizio di quest’anno, evitando anche posti come la palestra che non mi attirano per nulla (checché ne dica qualcuno, la palestra è uno dei luoghi più anti-sociali della terra, visto che ognuno tende sempre a farsi i cavoli propri). Io poi gioco in modo molto “fisico”, visto che nel tennis di Wii Sports tendo a sfruttare tutta la superficie della stanza per andare di dritto e di rovescio (il fatto che abbia giocato per anni a questo sport in passato, lo si nota dal fatto che spesso vado di rovescio a due mani :D ), e quindi tendo a muovermi abbastanza. Se potessi ancora stare nel bunker, avrei praticamente un’intera metà campo, e sarebbe quasi come giocare a squash. Peccato non poterci più andare. L’altra disciplina impegnativa di Wii Sports è senza dubbio il pugilato, in cui ci si ritrova a menare le mani come fabbri ferrai, anche se contro il vuoto. Io, poi, come capita col tennis, ci metto molto impegno e molta forza, tanto che alla fine di ogni match mi ritrovo abbastanza spompato (e la mia preparazione fisica, considerando le mie pedalate quotidiane, non è scarsa). Tennis e baseball restano comunque i miei sport preferiti in Wii Sports, seguiti dal pugilato, dal bowling e dal golf.

La terza ragione per cui ho deciso di fare questo acquisto è legata al lavoro. Se in futuro, per qualche stranissimo caso o per una particolare congiunzione astrale, dovesse mai avverarsi il progetto di apertura di una piccola software house, il Wii, per i bassi costi di sviluppo, è sicuramente una delle macchine su cui si può pensare di creare qualcosa, magari anche solo per il digital delivery, se Nintendo si deciderà a chiarire la situazione delle cosiddette third-parties. La quarta è legata, come era facile presagire, al costo. Ho acquistato la console soltanto perché l’ho pagata un buon 20% in meno del prezzo di listino, approfittando di un’offerta poco pubblicizzata, ma che ho fortunatamente avuto modo di notare. Purtroppo, allo stato attuale, non ci sono giochi che mi intrigano molto (a parte Wii Play e, forse, Madden 07), per cui dovrò attendere i prossimi mesi per cominciare a trovare qualcosa di serio (i titoli che mi ispirano di più sono l’originale Boogie di Electronic Arts, in cui si canta e balla, e The Bigs, una simulazione di baseball che grazie al Wiimote sembra dare luogo a vere e proprie partite all’ultimo fuoricampo). Poi sembra che per Natale sia previsto un titolo della serie Star Wars realizzato apposta per Wii, in cui si potrà combattere con la spada laser. Inutile dire che potersi sfidare come Obi-Wan Kenobi e Darth Vader, agitando come forsennati i propri Wiimote, è un po’ il sogno bagnato di tutti quelli che, dentro, sono un po’ nerd. Sono poi anche in attesa di una tastiera che mi permetta di navigare su Internet in maniera accettabile. Il browser fornito da Nintendo, una versione light di Opera, è davvero ottimo, ma dover perdere minuti semplicemente per scrivere un indirizzo non è proprio il massimo della vita. Qualcuno potrebbe dirmi di continuare a navigare con il PC, ma io posso rispondere che vedere Internet su un LCD da 37” è tutta un’altra cosa, soprattutto con i siti di video sharing (io fatico a vedere filmati più lunghi di qualche decina di secondi sul monitor del PC o del portatile, cosa che non mi capita invece con uno schermo televisivo). Devo dire che per ora, comunque, sono contento dell’acquisto. Vedremo se in futuro me ne pentirò. :)

E per finire, chiudiamo il post con un breve trafiletto della serie “Se uno vede sempre nero, c’è un perchè”. Grazie ai viaggi vinti giocando a Dr. Why, ad Agosto sarei dovuto andare a farmi una settimana in Svezia, a Stoccolma, la mia prima vacanza dopo 14 lunghi anni (l’ultima era stata nel lontanissimo 1993, dopo c’è stato solo il lavoro, sia nel negozio dei miei che per conto mio). Dico “sarei dovuto andare”, perché grazie ad un colpo di testa dei miei amici, non potrò più farlo. Questi, dopo aver detto per mesi che sarebbero venuti volentieri, hanno cambiato idea, per un’”improvvisa” voglia di sole e di mare (l’assurdità sta nel fatto che, se io ci metto 5 minuti di bici per andare in spiaggia, loro ce ne mettono 20), che dovrebbe portarli in una meta a scelta tra Croazia, Grecia o Baleari. Inutile dire che, siccome a me non piace andare in spiaggia nemmeno qui, visto che non mi diverto, non ci penso affatto a buttare via dei soldi per una vacanza in cui mi intristirei sempre di più giorno dopo giorno. Posso quindi dire con assoluta certezza che la mia prima possibile vacanza dopo tanto, tanto, tanto tempo, a meno di miracoli che cambino le cose, è praticamente saltata. E qui non c’è pensiero positivo o negativo che tenga…

La grande festa: come è andata a finire

Sunday, June 17th, 2007

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Vi avevo raccontato, un paio di settimane fa (vedi qui), che stavo organizzando una classica festa estiva, assieme ad un amico, quello con cui vado a giocare a Dr. Why, a casa sua, un ex-casolare nelle campagne di Cesena. Bene, la festa si è poi tenuta Sabato 9 (ieri, 16 Giugno, sono invece andato a vedere lo spettacolo di Fiorello, tre ore di divertimento continuo, ma ve ne parlerò più avanti) e devo ammettere che è andata abbbastanza bene.

Vuoi perché, alla fine, per quanto riguarda l’organizzazione, è stata molto democraticamente scelta (o così o morte :asd: ) la cosiddetta “linea Cristi”, vuoi perché a quanto pare l’ipnosi, come già avevo accennato in un paio di commenti, ha cominciato a dare risultati, vuoi perché per un po’ si è riuscito a parlare decentemente con qualche persona che non siano le solite, almeno prima che i fumi dell’alcol prendessero il controllo di queste persone. Per la spesa è stata seguita la linea dura, mirata al risparmio e al non eccedere né con i superalcolici, né con gli alcolici, anche se proprio il padrone di casa, colui che mi aiutava ad organizzare il tutto, è quello che ha finito la serata in bagno vomitando anche l’anima. Nonostante ciò, per inesperienza, ho letteralmente sbagliato con le proporzioni, e me ne prendo l’intera responsabilità, alla fine è rimasta davvero troppa roba. Avremmo dovuto essere in 22, ma alla fine siamo risultati solo in 19, ma non è stato questo il motivo per cui ci sono stati così tanti avanzi. Tra un sacco di antipasti (patatine, olive, semi di zucca ed arachidi comprate, a cui si sono aggiunte pizze, olive ascolane, rotolini e mozzarelline fritte dovute allo scongelamento del freezer dell’amico), 5 Kg di pasta divisa in due per un paio di tipi di insalata fredda, poi 30 piadine con salumi vari e squacquerone, di roba ce n’era davvero da dare ai frati. Se ci aggiungiamo anche i dolci preparati dalla madre dell’amico, ossia due belle terrine di mascarpone e due crostate, capite che c’era da dar da mangiare ad un vero e proprio esercito. L’errore è stato quello di aver messo troppi antipasti, pur avendo già lasciato da parte diverse aquistate, cosa che ha poi portato a far avanzare progressivamente almeno un paio di Kg di pasta ed almeno la metà di piadine, salumi ed affini. L’unica cosa che non è avanzata, sono stati ovviamente i superalcolici (qui ovviamente io ho solo cercato di non far sforare il budget, perché era l’amico che sceglieva… a me non interessava cosa, mi bastava che non si spendesse più del dovuto), a differenza dei normali alcolici, di cui è invece rimasto all’incirca la metà di ciò che è stato acquistato. Le cinque bottiglie di rum, vodka e compagnia bella sono andate per fare cocktail pestati come mojito e via dicendo, da cui sono stato rigorosamente lontanissimo, mentre delle dieci bottiglie di birra ne sono avanzate cinque, e dei cinque litri di vino ne sono rimasti almeno 2 (io mi sono bevuto i miei tre bicchieri di Nero d’Avola, preceduti da un mezzo bicchiere di Bellini, ed ero già a posto… l’alcol lo reggo tranquillamente, ma a casa ci dovevo tornare, e quindi non era il caso di rischiare). Ovviamente, alla fine, l’unico rimasto sobrio ero io, tanto che sono rimasto lì fino alle 3.30 a riassettare, per poi andarmene mentre gli altri accusavano il colpo.

Per il resto, non c’è affatto da lamentarsi. L’idea iniziale era quella di fare un gioco stile Sarabanda (il mio amico suona e canta), sfruttando basi musicali e via dicendo, seguito da una sessione di karaoke, ma alla fine ci si è limitati solo a quest’ultima, con l’amico che ha tenuto solo qualche canzone, perché i fumi dell’alcol lo avevano ormai preso completamente, ed il sottoscritto che si è prodigato a “rovinare” un bel po’ di canzoni, tra cui Outside di George Michael, It’s My Life di Bon Jovi (cantata cercando di imitare vocalmente il biondo cantante newyorkese), Pensieri e Parole di Lucio Battisti, Si Può Dare di Più del trio Morandi-Ruggeri-Tozzi (cantata imitandoli tutti e tre), Losing My Religion dei R.E.M. (cantata cercando di imitare Michael Stipe), Angels di Robbie Williams (cantata metà in inglese e metà in italiano) e via dicendo. Purtroppo il mio amico dispone di una quantita praticamente illimitata di basi di musica italiana, mentre è davvero scarso per quanto riguarda quella straniera o comunque certe canzoni italiane piuttosto particolari. Vorrà dire che la prossima volta, visto che ci sarà un’altra festa a Luglio, porterò io un po’ di roba seria. Mi sono beccato i miei applausi e devo dire che i complimenti, apparentemente sinceri, da parte di qualcuno riguardo al mio modo di cantare mi hanno fatto piacere. L’unica cosa è che, forse un po’ per l’emozione, visto che di solito tendo a cantare solo sotto la doccia o simile, nei segmenti di certe canzoni in cui si va troppo su di tono, anziché cantare in falsetto come faccio sempre quando sono per i cavoli miei, sono letteralmente salito a tonalità quasi tenorali, degne di Al Bano, rovinando certi pezzi. Il motivo per cui la prossima volta la scaletta me la voglio fare come dico io è proprio questo. Mi spiace che non ci siano filmati che testimoniano la cosa, l’unico che è stato girato dura pochissimo e non fa praticamente sentir nulla. La prossima volta farò in modo che almeno una canzone sia ripresa (lo so, in queste cose, anche se non sono esattamente capace, sono un po’ vanesio).

Dicevo prima che l’ipnosi ha cominciato a dare i suoi primi risultati. Sì, perché sono addirittura riuscito a fare il cascamorto con un paio di ragazze, dalla rottura del ghiaccio iniziale (non avrei mai creduto di poter dire “Non ci siamo ancora presentati…”) alla prosecuzione della conversazione. Certo, ha aiutato il fatto che non fossimo in molti (non so, per dire, se in un pub o in un luogo affollato ne sarei in grado) e che le due ragazze, una delle quali mi interessava più dell’altra, fossero delle geek a modo loro, però la cosa è andata abbastanza bene, almeno a livello di fiducia personale. Sono riuscito a fare il simpatico, tanto che più della metà delle tante mie battute sono andate a segno ed hanno fatto ridere. Certo, dopo un po’ ho mollato il colpo perché da una parte mi sembravano quasi infastidite (ma magari è solo una mia impressione, probabilmente sbagliata, visto che hanno detto all’amico di essersi divertite), dall’altra perché non si confacevano al tipo di ragazze che interessano a me (io alla fine sono un orsacchiottone, uno che cerca tenerezza ed un rapporto serio… le due in questione, soprattutto la “migliore” della coppia, erano l’esatto opposto, ragazze che hanno voglia di divertirsi, di passare da un “magic stick” all’altro, e via dicendo), però in compenso mi ritengo soddisfatto di me stesso, anche se non ci sono stati risultati (e dubito continueranno ad essercene, proprio perché il 90% delle donne, a quanto vedo, cercano l’uomo con le palle d’acciaio, non l’orsacchiottone).

Questo è quanto, per il momento. :)

Ragione fa rima con disillusione

Sunday, June 10th, 2007

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Tranquilli, non mi sono dato alla poesia, anche se questa rima baciata sembra molto una di quelle del noto “poveta” romagnolo Giacobazzi (se non sapete chi è, vi consiglio di farvi un giretto su YouTube per inculturarvi un po’). Se c’è una cosa di cui devo darmi atto, magari con un po’ di piaggeria, e di cui prima o poi mi danno sempre atto anche gli altri, è quella di avere sempre ragione. Se ho una certa conoscenza dell’argomento di cui si parla, puntualmente, le mie affermazioni si rivelano vere, sia quando molto spesso vanno fuori dal coro, che negli altri casi. Ed è bello, da un certo punto di vista, vedere che gli altri, dopo che te ne hanno dette di tutti i colori per tempo, quando si verifica ciò che avevi predetto, ti dicono “Eh, avevi ragione.”. Ad essere sinceri, però, è anche una cosa che, da qualche tempo a questa parte, detesto cordialmente. Una strana dicotomia, nevvero?

Quando dico che con una determinata ragazza che mi piace non combinerò nulla, ho ragione (perché conosco i miei limiti caratteriali e il modo in cui gli altri mi vedono). Quando dico a qualcuna/o, magari che sostiene di essere mia amica/o, che dopo qualche tempo non mi avrebbe più degnato di qualunque attenzione, mentre lei/lui afferma il contrario, ho ragione (visto che accade puntualmente). Quando mi pronuncio su eventuali flop o successi commerciali nel mondo cinematografico, videoludico o musicale, ho ragione (ero uno dei pochi a dire che, pur amando Tarantino e Rodriguez. il progetto Grindhouse avrebbe floppato miseramente). Quando una persona si prepara ad esagerare con qualcosa, mentre io gli dico di fare attenzione, ho ragione (è capitato spesso di veder stare male amici alla fine di una serata, dopo che avevano abusato magari di alcol o fumo, dirmi che avevo ragione mentre vomitavano l’anima). Quando prevedo il comportamento di una persona o di una categoria di persone, ho ragione (anche qui, quello che dico accade puntualmente). Quando dicevo di non voler fare la festa di laurea perché intanto non ci sarebbe stato nulla di cui festeggiare, avevo ragione. Quando dicevo che il bluff, prima o poi, sarebbe venuto fuori, mentre altri fantasticavano di un grande futuro, avevo tremendamente ragione (magari nelle parole dicevo il contrario, ma in cuor mio pensavo fortemente a questo), anche se, sinceramente, ne avrei fatto davvero a meno.

E questo avere ragione, come dice il titolo di questo post, porta ad un “reality check” sempre maggiore, a disilludersi sempre di più su tutto e su tutti. Cominci a diventare disilluso quando un amico che dovrebbe aiutarti a rendere realtà un determinato progetto continua a pensare ai cavoli suoi fregandosene di tutto il resto, dimostrandosi davvero amico. Prosegui nella tua disillusione quando chi ti ha detto per anni che ti avrebbe dato una mano a trovare un lavoro commisurato alla tua esperienza, ti sbatte la porta in faccia, pur non ammettendolo. Scendi sempre più nella spirale della disillusione quando invii curriculum a destra e a manca e nessuno ti caga, senza più nemmeno proporti un semplice stage. Continui a sprofondare quando vedi che persone con molta meno esperienza di quella che hai tu, vengono prese per certi posti. Ti avvicini alla fossa delle Marianne della disillusione quando invii il tuo curriculum anche per posti davvero umili, eliminando precedenti esperienze e fingendoti ancora uno studente in cerca di un lavoretto per pagarsi gli studi, ma continuano a non cagarti. Arrivi al massimo storico della disillusione quando ti accorgi di aver avuto ragione.

Ti incazzi perché molti dei tuoi amici che non hanno mai lavorato prima di finire gli studi sono riusciti subito a trovare un posto con contratto a tempo indeterminato, e te la fanno pure pesare, perchè ti dicono che loro a divertirsi ce l’hanno fatta, e tu che ti sei fatto un mazzo tanto, negandoti tutto non hai combinato nulla. E ci stai male perché quelli sono insulti che feriscono davvero, non prese in giro per altri lati del tuo carattere che, sinceramente, in confronto a tutto il resto, non contano davvero nulla. Ti incazzi perchè quando vai in giro in bicicletta e passi dalla pineta, ti fermi improvvisamente e ti metti a piangere amaramente perché stai davvero male, perchè manca la cosa a cui tieni di più nella tua vita, sperando che nessuno passi di lì in quel momento. Ti incazzi perché il culo a capanna che ti sei fatto negli anni precedenti per stare dietro a tutto, oltre a farti ammalare, in testa e nel fisico, non ti è servito assolutamente a nulla. Ti incazzi perché, col senno di poi, avresti potuto passare il tempo a fare altro, e magari a quest’ora, saresti nella condizione degli altri. Ti incazzi perché la tua salute impedisce ogni tentativo di determinazione, visto che sai cosa hai provato a stare male. Ti incazzi perché quando magari ti compri qualcosa di divertente (vedi Wii) o esci per andare a teatro a vedere Fiorello o ad una qualche festa, devi recitare la parte di quello che non ha problemi, sorridente e gioviale, mentre in realtà hai un tarlo che ti sta lentamente rodendo dentro. Ti incazzi perché dopo che hai mandato certi curriculum vedi un impennarsi di letture in alcune pagine del blog, sul tuo profilo LinkedIn, ma non succede nulla. Ti incazzi quando gli altri, consapevolmente o inconsapevolmente, ti feriscono dicendoti quello che dicono da anni, ossia che “vedrai che troverai presto un bel posto anche tu”, “troverai una brava ragazza, ne sono sicuro”, “si chiude una porta e si apre un portone”, “bingo bongo bango bingo, dimmi un po’ che cosa vingo”, “ti aiuterò, stanne certo”, “sei una persona in gamba, vali tanto”, “in bocca al lupo (di circostanza)” e così via dicendo. Ti incazzi quando vedi gente che fa finta di fregarsene di te quando in realtà non gliene frega un’emerita mazza, mentre tu, se non ti frega nulla di una persona, non fai niente per nasconderlo. Ti incazzi perché, anche se non lo dicevi esplicitamente, in cuor tuo, avevi ragione.

E ti chiedi dove hai sbagliato, se hai detto qualcosa di sconveniente, se hai scritto qualcosa di sconveniente, se hai pestato i piedi a qualcuno senza accorgertene, se hai fatto qualche sgarro a qualche industria di caffè, quali errori hai commesso. Poi ti fermi e pensi. Due parole continuano a risuonare nella tua testa, quasi come un mantra. Avere ragione. Che sia quello l’errore?

Motherless Script

Thursday, June 7th, 2007

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Come sapete, visto che ne ho già parlato svariate volte, nel mio passato, ho scritto un po’ di cose. Racconti, tentativi abortiti di libro (avevo meno di 14 anni, cosa pretendete? :D ), ma soprattutto Motherless Town, la mia unica sceneggiatura completata. Scritta in inglese nel 2001, ripensata in diversi punti nel 2004, anno in cui ho registrato lo script per questioni di copyright al Writers Guild of America, ma mai mostrata, purtroppo, per ovvie ragioni, a chi di dovere.

Visto che le cose a stare nel cassetto per troppo tempo fanno la muffa, ho deciso di correre un rischio, quello che qualcuno mi rubi l’idea. Comunque, di idee da rubare ce ne sono ben poche, visto che come ho sempre detto, MT è un thriller molto tradizionale, che mette insieme elementi presi da varie fonti, cercando di unirli in una trama coerente e senza troppi voli pindarici, oltre che di lavorare un po’ sulla psicologia dei personaggi. Questa è la breve sinossi che ho scritto sul sito su cui ho pubblicato la sceneggiatura.

A serial murderer brutally kills pregnant women. A group of LAPD detectives, everyone with lots of issues about his personal life, has to discover what lies between these terrible murders.

Dover essere così sintetici fornisce solo un’idea generale della trama, senza purtroppo poter andare in profondità su altri punti focali. SimplyScripts è una sito americano dedicato alle sceneggiature (ha un archivio davvero immenso, con script cinematografici, televisivi e molto altro), che offre anche agli aspiranti sceneggiatori la possibilità di mostrare i loro lavori in uno showcase, una vera e propria vetrina (mi trovate nella parte finale della pagina), oltre che di discutere con chi eventualmente la legge sul loro forum. Certo, come già detto prima c’è il rischio che qualcuno legga e si appropri delle idee, ma ad un certo punto, ritengo sia molto meglio rischiare una cosa del genere, anche se dubito che la visibilità sarà molta, che lasciarla ad ammuffire in un polveroso cassetto.

Visto che intanto il link è pubblico, vi consento di scaricare il PDF con la sceneggiatura di Motherless Town anche qui dal blog. Sono circa 250 Kb, per cui fate presto.

Motherless Town - Screenplay (Second Draft-English)

Nel frattempo, ho cominciato a scrivere, nei momenti di ispirazione, che purtroppo in questo periodo sono davvero pochi, una nuova sceneggiatura. Dopo aver abortito quella che avevo iniziato, in italiano, qualche tempo fa (si intitolava Love Kills, un altro thriller, e ne troverete diverse tracce sul blog, facendo una ricerca interna), sono tornato alla lingua della perfida Albione ed ho dato il via a Mindbending Love (il titolo non è definitivo, però). Si tratta di un “film” romantico, molto strappalacrime a dire il vero, con qualche elemento fantastico/sci-fi, che parte quasi a mo’ di commedia per intristirsi man mano che si avanza verso la fine. Una storia d’amore tra un ragazzo ed una ragazza praticamente agli antipodi, bruscamente interrotta da un fatto terribile. Per ora, però, non posso dire di più. Strano che io mi metta a scrivere qualcosa di romantico, vero? Ho ritenuto che l’idea nata a partire da un sogno fatto la scorsa estate meritasse di essere sviluppata (in questi anni ne ho sviluppate tante altre, da una commedia horror, intitolata Cat-Rat, ad un thriller/horror a metà tra Nightmare e Final Destination, inizialmente intitolato Memory Loss, ma non sono mai stato in grado di mettermi lì, per motivi di tempo, a scriverle bene), e così è stato. La trama completa ce l’ho in testa, ora bisogna solo riuscire a metterla giù come si deve, la parte più difficile del lavoro. Questa la finirò, prima o poi, lo garantisco. :)



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