Vita da Mac

November 16th, 2008

Questo è purtroppo un periodo in cui non ho granché voglia di scrivere (almeno, non ho molta voglia di scrivere recensioni et similia, ma altre cose per cui il blog non è la destinazione più giusta) e ho quindi lasciato il blog un pochettino sguarnito. Siccome non voglio abbandonarlo, però, ho deciso di preparare un post dedicato a quel tesorone di Mac, quel cucciolone a quattro zampe che è diventato fin da subito il quinto membro della famiglia e a cui mi sono affezionato in maniera incredibile (e lo dico sinceramente, non credevo proprio di potermi affezionare così tanto a un animale). Adesso ha 5 mesi, pesa più di 25 Kg e, a quanto dicono veterinario e allevatori, entro un annetto arriverà addirittura a 40 Kg di peso e, per ovvie ragioni, diverrà molto più grande di quanto è adesso.

Le foto a seguire sono state scattate a partire da quando l’abbiamo portato a casa lo scorso Agosto, fino a qualche giorno fa. Come si può vedere, è cresciuto parecchio. :)

Mac da cucciolo (1) Mac da cucciolo (5)

Mac da cucciolo (3) Mac da cucciolo (2)

Mac si rilassa (1) Mac si rilassa (4)

Il piccolo Mac (7) Il piccolo Mac (a casa) (42)

Il piccolo Mac (a casa) (29) Il piccolo Mac (a casa) (31)

Il piccolo Mac (a casa) (12) Il piccolo Mac (a casa) (9)

Mac in camera (2) Pian piano, Mac cresce... (7)

Mac davanti alla TV Pian piano, Mac cresce... (5)

Mac pensieroso Mac in spiaggia (1)

Mac in spiaggia (4) Mac in spiaggia (5)

Mac in spiaggia (6) Mac in spiaggia (7)

Mac in spiaggia (8)

E per finire in bellezza, un filmato che abbiamo girato la scorsa settimana alla prima esposizione canina a cui l’abbiamo portato, senza però iscriverlo, soltanto per abituarlo a stare in mezzo agli altri cani (questa settimana l’abbiamo portato a un’altra esposizione ed è arrivato 3° :D ). Abbiamo saputo che c’era il suo papà, DinDin, un meraviglioso Golden di 3 anni e l’abbiamo portato da lui. :)

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Prossimamente in sala: Strafumati (Pineapple Express)/Awake: Anestesia Cosciente

October 30th, 2008

Tranquilli, lettori del blog, non mi sono dimenticato di voi (ci speravate, invece, eh? :D ). E’ un periodo in cui, tra una cosa e l’altra, mi resta poco tempo e, lo devo dire sinceramente, voglia, per scrivere su questo blog. Preferisco fare altro, magari uscire, magari passare del tempo fuori, magari riposarmi, tutte cose di cui ho estremo bisogno. Si sente la necessità di cambiare, di un vero e proprio CHANGE!, nel carattere, nel modo di rapportarsi con le persone, nei propri modi di fare, in tutto. Ma vabbè, bando alle ciance, saranno i fatti a dover dimostrare queste mie intenzioni.

Strafumati, orrenda traduzione italiana dell’originale Pineapple Express, è una divertente action comedy diretta da David Gordon Green, regista noto soprattutto tra i cinefili per gradevoli film come Undertow e Snow Angels (con Kate Beckinsale e Sam Rockwell), purtroppo poco noti al grande pubblico, passato al cinema “che conta” grazie all’intervento del Re Mida Judd Apatow (regista di 40 Anni Vergine e Molto Incinta, produttore di Superbad, Anchorman, La Leggenda di Ricky Bobby e tanti altri film simili di notevole successo degli ultimi anni). La pellicola, interpretata dall’attore “feticcio” di Apatow, Seth Rogen e da James Franco, l’Harry Osborn della saga di Spiderman, è la storia di un messo del tribunale, Dale Denton che, portando un mandato di comparizione a un trafficante di droga, si ritrova testimone involontario di un omicidio che vede coinvolto sia l’uomo che una poliziotta corrotta. Il ragazzo, però, fa l’errore di lasciare sul luogo del delitto un panetto di marijuana piuttosto pregiato, di tipo Pineapple Express (da qui il titolo del film), che porta il trafficante e i suoi scagnozzi a identificare lo spacciatore che avrebbe venduto la droga al messo. Gli uomini partono così alla caccia sia di Dale che di Saul, lo spacciatore in questione, che si ritroveranno così a dover fuggire dai criminali e, pian piano, tra una fumata e l’altra, a cercare di ribaltare la situazione e assicurare alla giustizia i veri colpevoli. Basata su una sceneggiatura scritta dallo stesso Rogen, la pellicola si dimostra ricca sia di momenti divertenti (anche se le scene da “stoned” risultano insopportabili dopo un po’) che di sequenze action, ben dirette dal regista Green, che dimostra di cavarsela molto bene anche con materiale un po’ più movimentato rispetto agli ottimi, anche se estremamente statici e riflessivi, lavori del suo passato registico (recuperate Undertow, con Josh Lucas e Jamie Bell, perché ne vale davvero la pena). Oltre a Seth Rogen e James Franco, nel cast troviamo anche Gary Cole, la rediviva Rosie Perez, la bellissima Amber Heard e diversi habitué dei film di marca-Apatow come Bill Hader, Craig Robinson e Danny McBride. Come detto prima, quindi, la pellicola riesce a intrattenere e a tenere incollati alla poltrona per un centinaio di minuti, gode anche di una bella colonna sonora (arricchita da un pezzo inedito di Huey Lewis & The News, quelli della mitica Power of Love di Ritorno al Futuro) e svolge ottimamente il suo lavoro. Se gradite il genere, quindi, non resterete sicuramente delusi. L’uscita italiana è prevista per il prossimo 21 Novembre. :star: :star: :star: :halfstar:

Strafumati (Pineapple Express) Strafumati (Pineapple Express)

Awake: Anestesia Cosciente arriva invece dalle nostre parti a poco meno di un anno dall’uscita americana. Il film, che ha come protagonisti Hayden “Anakin Skywalker” Christensen e Jessica Alba, è un thriller che narra la storia di un giovane newyorkese benestante, a capo di un fondo d’investimento, fidanzato con una bellissima ragazza, che soffre di un grosso problema cardiaco da parecchio tempo. Dopo essersi sposato con la fidanzata, all’insaputa della madre, l’uomo decide di farsi operare e trapiantare un nuovo cuore, scegliendo un medico che gli aveva precedentemente salvato la vita, senza accettare i consigli delle persone che gli stanno accanto. Durante l’operazione, però, nonostante sia sotto anestesia, non si addormenta, finendo quindi a sentire tutto quello che viene detto dai medici e da chi lo circonda. Capirà così che non tutto è come sembra e che qualcuno è intenzionato a fargli la pelle per mettere le mani sulla fortuna che controlla. Scritto e diretto dal debuttante Joby Harold, il film, pur essendo ben girato e piuttosto d’atmosfera, presenta un grosso problema chiamato sceneggiatura. Perché sì, la suspense ci sarebbe anche, se non fosse chiaro fin dai primi 20 minuti (anzi, sinceramente, era pure chiaro dal trailer) come tutto andrà a finire. E la prevedibilità, dal mio punto di vista, in un thriller, un genere che fa del colpo di scena il suo elemento più importante, è un aspetto da condannare assolutamente. Aggiungiamoci anche una recitazione non proprio esaltante da parte di tutto il cast (in cui troviamo anche Lena Olin, Terrence Howard e Fisher Stevens) e la frittata è fatta. La pellicola diventa così un prodotto perfetto per il cestone o per la terza serata di Italia 1 e non il thriller che avrebbe potuto essere, se l’idea originale, ad essere sinceri piuttosto particolare e inedita, fosse stata sviluppata meglio. L’uscita italiana è prevista per il 14 Novembre. Io, come avrete sicuramente capito, lo sconsiglio caldamente. Certo, se non riuscite a intuire entro i primi 20 minuti come andranno a finire le cose potreste anche godervelo, ma ho grossi dubbi. :star: :star:

Awake: Anestesia Cosciente Awake: Anestesia Cosciente

Le Olimpiadi dei Blogger

October 14th, 2008

I più attenti di voi avranno sicuramente notato la comparsa su questo blog, tra Sabato e Domenica, di un post che linkava ad un altro blog. Di che si trattava? Del blog che i “Blogbusters” hanno curato per le Olimpiadi dei Blogger, simpatico evento che si è tenuto lo scorso weekend, quello dell’11/12 Ottobre, a Urbino, nel corso del Festival dei Blog, manifestazione dedicata al mondo della blogosfera organizzata dagli amici del LaRiCA, Luca e Fabio in primis, dell’università della cittadina marchigiana.

Olimpiadi dei Blogger Olimpiadi dei Blogger

Lo scorso anno ero rimasto dietro le quinte, senza partecipare alla divertente caccia al tesoro che era stata preparata (di cui avevo scritto la prima versione, poi bocciata in quanto troppo complessa), mangiandomi le mani perché il gioco, come avevo scritto in un post di dodici mesi fa, si era rivelato davvero degno di nota. Quest’anno ho invece deciso di sporcarmi le mani, assieme ai miei tre compagni di squadra Anna, Lara e Stefano e di partecipare ai giochi, decisamente meno fisici della caccia dell’anno scorso, ma altrettanto divertenti. Le cinque prove, da disputarsi nell’arco dei due giorni dell’evento, prevedevano l’apertura di un blog associato a un titolo consegnato dagli organizzatori, l’advertising in rete dell’esistenza di questo blog, utilizzando mezzi come Twitter, Facebook e Friendfeed, la ricerca di un V.I.P. che facesse una foto o un videomessaggio in cui salutava Urbino e il Festival dei Blog, il Twitter umano e una corsa in giro per Urbino alla ricerca di punti precisi ottenuti inserendo le coordinate in Google Maps. Le prime due prove erano possibili soltanto online, mentre le ultime tre mischiavano sia online che offline in percentuali diverse (nell’ultima è stato importante correre, ma anche avere qualcuno in grado di comunicare la posizione precisa dei vari checkpoint).

Olimpiadi dei Blogger Olimpiadi dei Blogger

Come è andata a finire? Abbiamo vinto, punto e basta. :) Il premio, che arriverà nei prossimi giorni, è stato un iLIAD, un e-book reader che, a quanto ho potuto vedere, pare davvero interessante (evito di riproporre l’esclamazione fatta dopo aver visto il suo prezzo :D ) e che spero di poter recensire, non appena avrò potuto provarlo a fondo, sul blog. Tutti i membri della squadra, in un modo o nell’altro, hanno contribuito alla vittoria. Il sottoscritto, oltre a gestire tutta l’organizzazione strategica, ha fornito gran parte dei contenuti del blog, quelli relativi al cinema; ha mostrato per la prima volta nella sua vita una certa faccia di tolla, facendo però anche una discreta figura di merda, per ottenere il saluto da parte del VIP (Ascanio Celestini, che è andato in scena con il suo spettacolo Sabato sera a Urbino, fermato mentre usciva dalla sala del teatro Sanzio… metterò online i due filmati a breve, appena ho tempo) e, domenica mattina, si è fatto almeno 1 Km di corsa mantenendo una buona andatura, reggendo abbastanza bene, nonostante fosse completamente fuori forma (d’altronde, è un mese che non faccio bicicletta).
Il buon Stefano (per cui, fa sempre bene ricordarlo, avevo rischiato di beccarmi una gomitata in faccia consegnando a Fiorello il suo libro Sempre Cara Mi Fu Quest’Ernia al Colon :D ) va invece ringraziato per essere riuscito, anche grazie all’aiuto della sua ragazza, Alessandra, che ci supportava da casa (dovete sapere che, Domenica, a Urbino, la connessione a Internet non andava, ergo ci si è dovuti ingegnare a trovare metodi alternativi per vincere), a giungere primo al traguardo nella prova più fisica di tutte, quella della corsa dei blogger, grazie alla quale siamo riusciti a guadagnare il punto che ci ha permesso di svettare sulle altre due squadre. Senza la sua immensa rete di conoscenze, poi, probabilmente non saremmo nemmeno riusciti a ottenere tanti commenti e visite sul blog, oltre che followers su Twitter.
Alle due ragazze, Anna e Lara, va invece il merito di aver trovato l’idea alla base del blog (devo ammetterlo, non avrei mai pensato di associare “credito insufficiente” ai prodotti cinematografici e musicali a basso budget) e di averlo costruito praticamente tutto, ma anche di essersi impegnate tantissimo nella prova del Twitter umano, in cui dovevano fermare delle persone in giro per Urbino e legarle assieme con uno spago (vedrete dalle foto), per poi farsi seguire, riproponendo offline il concetto dei followers di questo popolare strumento di microblogging.

Olimpiadi dei Blogger Olimpiadi dei Blogger

Ad Anna e Lara, però, va anche il merito di avermi fatto passare un weekend bellissimo e tremendamente divertente (devo essere sincero, non mi capitano spesso weekend simili… mi piacerebbe ne capitassero molti di più), che sono riuscito a rovinare nel peggiore dei modi con un comportamento molto discutibile e per cui, purtroppo, non sono ancora riuscito a chiarirmi. A volte, la stanchezza gioca bruttissimi scherzi, soprattutto quando è unita a un umore diventato improvvisamente cupo, nervoso e incazzoso in seguito a un paio di telefonate giunte da casa. La prima è riuscita a farmi sparire il sorriso dal volto, la seconda mi ha letteralmente fatto chiudere la vena che porta aria al cervello. E a quel punto non ci ho visto più dall’incazzatura.
Quando capita questa cosa (che una volta mi accadeva spesso, adesso molto raramente, ho imparato a respirare per rilassarmi), mi comporto proprio come ho fatto Domenica. Sparisco dalla circolazione, spengo il cellulare (che ho riacceso solo due ore dopo, tornato a casa), non parlo con nessuno, mi chiudo in me stesso e mi rendo invisibile.
Ma della cazzata me ne rendo conto soltanto dopo una bella dormita. Anzi, magari ogni tanto dovrei provare a prendere a testate un muro, per vedere se qualcosa si sistema.
E’ come se si attivasse il pilota automatico, che mi porta a fare cose che non farei mai altrimenti, come andarmene via senza salutare le persone con cui sono stato per tutto un weekend, che hanno indubbiamente tutte le ragioni del mondo per incazzarsi con il sottoscritto per il comportamento che ha avuto. E temo che questa volta, purtroppo, sarà davvero difficile farsi perdonare, vista la cazzata commessa.
Maledetti me, la mia testa quadra e la mia scarsa abitudine a stare in mezzo agli altri. Temo che quando imparerò ormai sarà troppo tardi.

Olimpiadi dei Blogger Olimpiadi dei Blogger

Per il resto, nei prossimi giorni dovrebbero finire online diversi momenti delle olimpiadi (che provvederò a linkare qui non appena saranno disponibili), ma ci sarà anche una probabile comparsa televisiva, a Pixel, rubrica del TG3 dedicata alle nuove tecnologie, che va in onda il Sabato tra le 14.30 e le 14.40, che non mancherò ovviamente di uploadare sul tubo appena andrà in onda.



Che dire, quindi? Grazie per il bellissimo weekend e scuse alle ragazze per il mio comportamento indefinibile.

Prossimamente (più o meno) in sala: Sfida Senza Regole (Righteous Kill)/The Fall

September 26th, 2008

Righteous Kill (Sfida Senza Regole nella discutibile traduzione italiana) è il film interpretato da Robert De Niro e Al Pacino, che li vede tornare insieme sul grande schermo a più di 10 anni da Heat, dove però condividevano soltanto una scena. Questo thriller, diretto da Jon Avnet (Pomodori Verdi Fritti) è la storia di due poliziotti newyorkesi, compagni di lavoro da sempre, che si ritrovano a dover investigare sull’omicidio di un pappone, un caso apparentemente legato a qualcosa che credevano di aver risolto. Questo li porterà a mettersi alla ricerca del killer e a scoprire che si tratta di qualcuno che decide di far passare all’altro mondo tutti coloro che, pur avendo colpe, sono riusciti a farla franca grazie a cavilli o a buchi del sistema giudiziario. E i due cominceranno a dubitare della colpevolezza di chi avevano arrestato diversi anni prima. E’ davvero un crimine contro il bel cinema che due miti del grande schermo come De Niro e Pacino (il mio attore preferito, non dimentichiamolo) siano utilizzati in un thriller degno di quelli trasmessi il Sabato sera su Rai 2 o in seconda serata su Italia 1. Il film di Avnet, sceneggiato da Russell Gewirtz, che aveva mostrato davvero di saperci fare con lo script di Inside Man (ma che qui sembra essersi davvero perso), è davvero deludente, sotto ogni punto di vista. Il cosiddetto “colpo di scena” si intuisce praticamente un paio di minuti dopo l’inizio della pellicola, tanto che non si vede l’ora che tutto finisca per capire se l’intuizione è stata corretta oppure no (tranquilli, sarà proprio quella…). A corredo di questa sceneggiatura da bocciatura c’è anche una regia piatta, banale e priva di ogni capacità di dare ritmo al film, che risulta noiosissimo pur durando soltanto un’ora e mezza. A nulla serve nemmeno la presenza del dinamico duo, che risulta quasi surclassato, a livello recitativo (Pacino poi, verso la fine, gigioneggia che è un piacere), dalla breve parte interpretata da Curtis Jackson, 50 Cent per gli amici, che si rivela l’unica sorpresa della pellicola. Nemmeno la poliziotta amante del sado-maso interpretata da una sempre sexy Carla Gugino riesce a dare la scossa a un film morto in partenza, che avrebbe potuto tranquillamente saltare l’uscita cinematografica per finire dritto su DVD. Il “più o meno” presente nel titolo del post, poi, è dovuto, visto che la pellicola esce oggi nelle nostre sale, anche se io ho avuto modo di vederla un paio di giorni fa. Non potevo però esimermi dal non recensirla, tanto per consigliarvi cosa NON andare a vedere questo weekend. Bocciato senza remore. :star: :star:

Righteous Kill Righteous Kill

The Fall rappresenta invece il ritorno sul grande schermo di Tarsem Singh, il regista di origine indiana responsabile di uno dei film visivamente più belli di tutta la storia del cinema, The Cell (che purtroppo, a livello di sceneggiatura, faceva veramente acqua da tutte le parti) e di numerosi clip musicali e spot pubblicitari, tra i quali vanno segnalati Losing My Religion dei R.E.M. per la prima categoria e un paio di spot per la Campari (ve lo ricordate quello della donna che sembra uomo e dell’uomo che sembra invece una donna? ecco, lui ne era il regista) per quanto riguarda la seconda. Se c’è una cosa che non si può negare, è l’incredibile talento visivo del buon Tarsem, che si dimostra ai massimi livelli anche in questa pellicola, liberamente ispirata a un film bulgaro del 1981, tale Yo Ho Ho, che è la storia di uno stuntman che, nella Los Angeles degli anni ‘20, rischia di restare paralizzato in seguito a una caduta fatta per impressionare la sua ragazza e che si ritrova così in ospedale, dove fa amicizia con una bambina, alla quale racconterà una serie di favole, rigorosamente inventate, che hanno come protagonisti 5 eroi provenienti da luoghi completamente agli antipodi. Pian piano, la linea che separa realtà e fantasia comincerà a farsi sempre più labile, con conseguenze non proprio piacevoli per i due protagonisti. Girato nell’arco di 2 anni in ben 18 paesi diversi, il film di Tarsem è, come prevedibile, una vera gioia per gli occhi: ogni sequenza potrebbe essere paragonabile a un quadro da quanto risulta perfetta, quasi dipinta, sullo schermo. Questa volta, però, c’è anche una certa trama a supportare il film, che si snoda parallelamente su due piani “storici” diversi, complementari l’uno all’altro, che riescono letteralmente a incantare lo spettatore, grazie anche all’aiuto dell’incredibile impianto scenico. Il protagonista Lee Pace (Pushing Daisies) è perfettamente tagliato per la parte dell’eroe, ma la vera sorpresa è rappresentata dall’11enne rumena Catinca Untaru (che aveva 7 anni al momento delle riprese), a dir poco incredibile per l’umanità che riesce a dare al suo ruolo, dovuta anche ad alcuni trucchetti utilizzati dal regista (che ha spacciato Pace per paraplegico per quasi tutta la lavorazione del film, ottenendo reazioni incredibilmente autentiche dal resto del cast). Aggiungiamoci poi che la bimba non sapeva parlare inglese e che ha imparato tutte le sue battute a memoria, rendendo ancora più reale il suo personaggio. La pellicola di Tarsem è una vera e propria esperienza, che andrebbe assolutamente vista sul grande schermo. Considerando che difficilmente il film arriverà nelle nostre sale, nonostante il patrocinio di Spike Jonze e David Fincher, se avete una televisione da un bel po’ di pollici, resterete molto soddisfatti anche vedendolo in alta definizione, dove potrete ammirare ogni sfumatura dei quadri in movimento dipinti dal regista di origine indiana. Imperdibile. :star: :star: :star: :star:

The Fall The Fall

Prossimamente in sala: Death Race/Riflessi di Morte (Mirrors)

September 21st, 2008

E’ un po’ che non postavo, vero? Eh sì, queste ultime tre settimane sono state davvero congestionate dal punto di vista degli impegni, soprattutto di lavoro. Purtroppo, finché non avrò la forza di volontà di dire “no”, quando mi viene offerto qualche lavoretto extra, il risultato sarà sempre questo. Rinunciare al vil denaro mi è difficile, ma vabbè, solite storie. :) Diamo quindi un’occhiata a un paio di uscite cinematografiche delle prossime settimane che, coincidenza, sono entrambi remake.

Death Race è il nuovo film di Paul W.S. Anderson, il regista di quelle due terribili pellicole che rispondono al nome di Resident Evil e Aliens vs. Predator, ma anche di quei due buoni lavori chiamati Punto di Non Ritorno (o meglio, Event Horizon, che per me è un piccolo cult) e Mortal Kombat. Remake di un film di metà anni ‘70, diretto dal mago del B-Movie Roger Corman, interpretato da David Carradine e da un giovanissimo Sylvester Stallone, che è stato ispirazione per il noto e iperdiscusso Carmageddon, videogioco uscito ormai una buona decina di anni fa, la pellicola ha come protagonista Jason Statham, che veste i panni di Jensen Ames, ex-pilota di macchine NASCAR che, dopo aver perso il lavoro a causa della crisi economica che ha investito il mondo, viene anche incastrato per l’omicidio dell’amata moglie, che però non è stato lui a commettere. L’uomo viene così portato a Terminal Island, prigione di massima sicurezza il cui direttore, una donna, Hennessey, ha inventato lo sport preferito dagli spettatori televisivi, una serie di gare senza esclusione di colpi tra vetture dotate di armi e altri amennicoli, in cui il vincitore è colui che riesce a rimanere in vita alla fine della corsa. La direttrice offre così ad Ames un’occasione irripetibile: prendere segretamente il posto di Frankenstein, il campione di questo sport, morto improvvisamente. In caso di vittoria, il pilota riceverebbe nuovamente la libertà, senza dover attendere i 5 anni che dovrebbe altrimenti passare dietro le sbarre. Massacrato dalla critica americana, il film di Anderson non è poi così male. Certo, la trama è quello che è, la sceneggiatura se ne frega totalmente di sviluppare i personaggi e lascia soltanto spazio alle scene d’azione, ma la pellicola riesce a fare quello che deve fare, ossia intrattenere per un’ora e mezza, cosa non da poco di questi tempi. Il merito va anche ad un Jason Statham sempre più action-hero (non vedo l’ora che escano il terzo Transporter e il secondo Crank, che arriveranno nei prossimi mesi) e ad una Joan Allen elegante e cattiva che si trova perfettamente a suo agio anche in questo B-Movie (e, ad essere sinceri, non ci avrei mai scommesso). Menzione d’onore per la bella latina Natalie Martinez, al suo primo film importante, mentre non lasciano praticamente tracce né Tyrese, né Ian McShane, che ha però a sua discolpa il fatto di apparire soltanto in una manciata di scene. Le sequenze di guida godono di una buona regia, non sono mai caotiche e riescono a mantenere alta la tensione e a tenere incollati allo schermo, sicuramente l’aspetto di cui bisogna tenere conto in una produzione del genere. Se non avete particolari pretese e vi interessa soltanto l’elemento intrattenimento, la pellicola di Anderson, che uscirà nelle nostre sale il prossimo 21 Novembre, fa adeguatamente il suo dovere. :star: :star: :star:

Death Race Death Race

Riflessi di Morte o, meglio, Mirrors (il titolo italiano è decisamente banale) è invece l’ultimo lavoro di Alexandre Aja, il giovane regista francese che si è rivelato un paio di anni fa con l’ottimo Alta Tensione (ritengo che il finale, per quanto abbastanza assurdo, sia comunque molto bello) e che è riuscito a ripetersi piuttosto bene al di là dell’oceano con il remake di Le Colline Hanno gli Occhi di Wes Craven. Questo suo nuovo film è invece il rifacimento di un film coreano del 2003, intitolato Into the Mirror, ed è la storia di Benjamin Carson (Kiefer Sutherland), poliziotto con problemi di alcol, separato dalla famiglia (chi ha detto “Jack Bauer”? Chi? :D ), che viene assunto per sorvegliare un gigantesco grande magazzino di New York, il cui precedente custode è morto in circostanze misteriose e decisamente sanguinose. Una volta dentro all’edificio, scoprirà che i numerosi specchi presenti all’interno della struttura nascondono un segreto mortale, per lui e per la sua famiglia. Dal trailer, la pellicola del regista francese pareva molto interessante, al pari con le sue opere precedenti. Purtroppo per lui, il film risulta abbastanza mediocre, non tanto per la regia, ma per una sceneggiatura che parte bene, naufraga nella parte centrale, dove la pellicola risulta inutilmente farraginosa, ma si riprende pian piano per arrivare a un finale che, come tradizione per il 30enne cineasta d’oltrealpe, è senza dubbio la parte migliore di tutto il lavoro. Chi non brilla come dovrebbe è invece Kiefer Sutherland, vuoi per un ruolo che, in svariati frangenti, sembra la copia carbone di Jack Bauer, ma vuoi anche perché, alla fine, nella maggior parte delle scene, si limita a correre e urlare. Speravo poi che Aja osasse di più e che le sequenze più spettacolari non si limitassero a ciò che era già apparso nei trailer o in rete (continuo a sostenere che quanto capita ad Amy Smart è una delle cose più cruente viste in film mainstream negli ultimi anni). Purtroppo, però, ci si deve accontentare di un inizio davvero promettente e di una parte finale tutta in salita, con un nucleo centrale assente ingiustificato. Non avendo mai visto l’originale, poi, non posso fare confronti, ma devo dire che nel complesso, la pellicola si è fatta guardare, senza mai causare in me moti di ira, cosa che invece capita sovente con la maggior parte degli horror, sopratutto se rifacimenti di film orientali. Il risultato finale, quindi, è discreto. Certo, si poteva fare molto meglio, visti i problemi di sceneggiatura, ma direi che comunque ci si può accontentare. Se vi piace il genere, aspettate il 3 Ottobre, giorno dell’uscita nelle nostre sale, oppure attendete l’uscita in DVD, che non credo si farà attendere più di tanto. :star: :star: :star:

Mirrors Mirrors

Prossimamente in sala: Wall-E/La Mummia: La Tomba dell’Imperatore Dragone

August 30th, 2008

Alla fine sono poi andato a Barcellona. Non c’erano più aerei diretti per Stoccolma nelle date che mi facevano comodo e, quindi, ho cambiato idea, scegliendo di recarmi nella città catalana. La vacanza di tre giorni è stata piacevole, anche grazie al fatto di aver incrociato un amico con morosa, con cui ho girato per i primi due giorni. Il giorno più difficile è stato il terzo, tanto che, dopo otto ore di camminata sotto il sole cocente, mi sono rotto le scatole (se non avessi trovato l’amico per girare e chiacchierare questo sarebbe successo molto prima) e mi sono rinchiuso in albergo fino al mattino dopo, giorno della partenza (sveglia alle 6, aereo alle 9:20). Alla fine, comunque, il bilancio è stato sicuramente positivo, però ho provato sulla mia pelle quello che ho sempre detto: fare un viaggio di piacere, una vacanza, da solo, per me, è l’equivalente dell’orchite. Mi darò da fare per farla in compagnia il prossimo anno.

Ma perché parlo di Barcellona? Semplicemente perché in una delle tre serate passate là mi sono recato in un grosso multisala da 15 sale, situato all’interno di un centro commerciale in riva al mare, nella zona della Cittadella Olimpica, che proiettava soltanto pellicole in lingua originale. L’idea (ero assieme all’amico e alla sua morosa) era quella di vedersi The Dark Knight, ma visto che la sala era strapiena, alla fine si è optato per qualcos’altro. La scelta è fortunatamente caduta su WALL-E, l’ultimo lavoro targato Pixar, che altrimenti avrei probabilmente visto negli ultimi mesi dell’anno. Beh, vi direi subito cosa ne penso, ma voglio che arriviate fino alla fine della recensione. La storia del film è quella di WALL-E, un robottino (il nome è un acronimo che indica le mansioni per cui è stato programmato) rimasto solo su una Terra completamente disabitata, visto che tutti i suoi abitanti sono stati trasferiti nello spazio. E questo tempo passato in solitaria gli ha permesso di acquisire memorie, sviluppare sentimenti e cominciare a comportarsi in modo “umano”. WALL-E passa il suo tempo a raccogliere oggetti strani, che tiene tutti ordinati all’interno della sua “abitazione”, dentro la quale si trova anche un vecchio videoregistratore, attaccato a uno schermo, che permette al robottino di riguardare ogni giorno alcune particolari scene di un celebre musical. WALL-E è solo, vuole una compagna, qualcuno con cui passare del tempo. E questo qualcuno, improvvisamente, arriva dallo spazio, da una gigantesca astronave. Si tratta di EVE, un altro robot inviato sulla Terra alla ricerca di campioni di materiale vivente che potrebbero permettere una nuova colonizzazione del pianeta. WALL-E se ne “innamora” subito, ma all’inizio EVE è abbastanza restia a dargli confidenza, ma fortunatamente, pian piano, le cose cambiano. A un certo punto, però, un evento scatenante la manda in “freeze”, stato che porta WALL-E a proteggerla sempre, in ogni situazione, fino al ritorno della sua astronave sulla Terra. Il robottino capisce che l’unico modo per poter stare con lei è quello di seguirla e riesce così a imbarcarsi sul grosso velivolo spaziale. Mi fermo qui perché altrimenti racconterei tutta la seconda parte del film, anche se le mie parole non riescono a rendere nemmeno un briciolo della magnificenza che gli uomini di Lasseter & Co. hanno messo sullo schermo. Pixar ha dimostrato che un film quasi muto (non ci sono dialoghi per il 70% dell’intera durata) può essere ancora attuale al giorno d’oggi. Quello che strabilia di WALL-E, oltre alla realizzazione tecnica, che sembra addirittura migliore del solito, quindi della perfezione (la telecamera stile documentario usata nei primi 15/20 minuti è un tocco di classe mica da ridere; il film, poi, è la prima produzione Pixar a presentare inserti live action, preludio ai film non animati che la società americana sfornerà dopo il 2010), è la profondità della storia, che tratta sia il tema romantico che quello ecologista (tutta la seconda parte che non vi ho raccontato), in maniera meno banale e molto più adulta del 99% delle produzioni hollywoodiane. Non posso negare di aver addirittura versato qualche lacrima durante la prima parte del film (sì, mi sono identificato nel personaggio, tutto solo e bisognoso di compagnia), cosa davvero inedita per il sottoscritto, che solitamente non si emoziona mai davanti al grande o al piccolo schermo. Che dire, quindi? Capolavoro su tutti i fronti, miglior film Pixar di sempre e, per ora, anche miglior film dell’anno. Mio subito non appena uscirà su DVD o BluRay (me lo compro apposta). Non andare a vedere WALL-E al cinema, quando arriverà nelle nostre sale, è un crimine contro il buon gusto. Non perdetevelo. Capolavoro assoluto. :star: :star: :star: :star: :star:

Wall-E Wall-E

Potrei cominciare questa seconda recensione con la solita tiritera sulla mancanza di originalità che sta affliggendo da qualche anno a questa parte il mondo dell’intrattenimento, cinema e Hollywood in particolare, e che ormai, pur di non rischiare e di tentare qualcosa di nuovo, si riesumano veri e propri cadaveri dalla tomba. Ma non lo farò. Mi limito a dire che, poco più di un annetto fa, quando La Mummia: La Tomba dell’Imperatore Dragone venne annunciato, il mio sesto senso mi diceva che si sarebbe trattato di un film inutile, sia artisticamente (eh beh, ci voleva poco a capirlo), che commercialmente. Certo, il primo episodio della serie mi aveva divertito, perché si trattava di un discreta pellicola d’avventura giunta sul grande schermo dopo anni di buio totale per il genere, con un Brendan Fraser che pareva poter diventare il nuovo Harrison Ford ed uno Stephen Sommers che, al suo terzo film importante, mostrava di essere un valido mestierante. Il sequel, uscito due anni dopo, cancellò tutto il buono mostrato dal primo film: scene poco ispirate, una sequenza finale con effetti speciali davvero tremendi, dialoghi da condanna a morte, e via dicendo. Aggiungiamoci poi uno spin-off ancora più demenziale, che dimostrò che il buon Dwayne “The Rock” Johnson non era ancora pronto per diventare il nuovo Schwarzenegger, e la frittata è fatta. Solitamente, quando una serie viene riesumata dopo così tanti anni (sette, in questo caso), il nuovo episodio manca totalmente del “feel” dei precedenti. Il regista Rob Cohen (xXx, Fast & Furious) e gli sceneggiatori Alfred Gough e Miles Millar (creatori di Smallville), quindi un team creativo completamente differente da quello dei primi due episodi, hanno messo insieme un film migliore del suo predecessore (e ci voleva poco), ma complessivamente fiacco e con poco mordente. Sono passati diversi anni da quando abbiamo lasciato la famiglia O’ Connell, che però è sempre in giro per il mondo all’avventura. Questa volta Rick, Evelyn e il figlio Alex, diventato adulto, si sono recati in Oriente e hanno risvegliato, in seguito all’inganno di una sacerdotessa, la mummia dell’Imperatore Han, che dopo essere risorto, tenterà di fare ciò che gli era stato impedito secoli prima: dominare il mondo con la sua gigantesca armata. Toccherà ovviamente ai nostri eroi tentare di salvare la terra dalla minaccia posta da questo essere mutaforme. Questo terzo episodio della serie ha talmente tanti difetti che risulta difficile elencarli, motivo per cui ve ne elencherò soltanto qualcuno. Innanzitutto, Brendan Fraser appare davvero appesantito per il ruolo che deve interpretare, mentre il giovane australiano Luke Ford, che veste invece i panni del figlio Alex (che avevamo conosciuto da bambino nel precedente episodio) non ha affatto il carisma da eroe che gli servirebbe. Si sente poi terribilmente la mancanza di Rachel Weisz nei panni dell’intelligente e intrigante Evelyn; Maria Bello è una bravissima attrice, certo, su questo non ci piove, ma la sua versione del personaggio ha ben poco a che spartire con l’originale (se gli sceneggiatori fossero stati furbi, secondo me, avrebbero dovuto creare un nuovo personaggio che si unisce a padre e figlio nella loro avventura e, nel frattempo, diventa la nuova donna di Rick… certo, così avremmo avuto due storie d’amore, ma allo stesso tempo si evitava una toppa così clamorosa). Jet Li è invece piuttosto convincente nei panni del cattivo, anche se non appare più minaccioso quanto lo era in Arma Letale 4. Michelle Yeoh in Todt (come una donna così bella possa stare con l’Alvaro Vitali della Formula 1 è un mistero senza risposte), invece, dà vita a un personaggio piuttosto inutile, che avrebbe potuto essere caratterizzato molto meglio. Dietro la macchina da presa, Cohen (anche lui, all’inizio della carriera, prometteva bene… poi a partire da xXx è completamente crollato) dirige sequenze poco ispirate, dotate di buoni effetti speciali, non più così scadenti come quelli del secondo episodio, ma che puzzano nettamente di già visto e lasciano spesso e volentieri l’amaro in bocca. Un film d’avventura deve intrattenere e mi spiace dire che questa terza Mummia, più che divertire, fa arrabbiare. Occasione (prevedibilmente) mancata. :star: :star:

The Mummy: Tomb of the Dragon Emperor The Mummy: Tomb of the Dragon Emperor